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IL FINALE
di Alexa Nicastro (ARPANet)

ACROBAT PDF
ISBN-978-88-7426-253-3
pp. 112
Prezzo di copertina: 4.99

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Scrivo perché voglio morire e rinascere ogni giorno, “tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo” come diceva C. Bukowski.
Il finale è una raccolta di parole che non vogliono essere lette, sono poesie frontali e senza forma, hanno i lineamenti della mia fronte corrugata, il riflesso allo specchio dei demoni che saltano fuori dalla mia testa quando ho di fronte carta bianca, hanno il sapore della pioggia che riempie le buche della mia strada, sono crampi e malesseri penzolanti.
Ci svegliamo la mattina inseguendo una fine, perché il tempo è il rimedio a tutto, ma sottovalutiamo il potere che il tempo ha su di noi.
Ciò che voglio è raggelare i lettori, cosicché corrano a cercare un fuoco per scaldarsi, voglio che provino un vuoto di senso cosicché vadano alla ricerca di qualcosa che li riempia, voglio che si sentano minacciati per cercare un nuovo riscatto, un nuovo inizio prima di morire ancora, ancora e ancora.
Il mio Finale non ha una fine né un fine, è invasivo, cronico, sgarbato.



Il fango impasta uomini e cose assieme,
artiglieria pesante, bombe a mano, fucili di precisione.
La mia trincea sembra un tritacarne,
fingo di prendere la mira ma sparo al cielo
e così fanno anche i miei commilitoni.
Mi lascio uccidere
lascio che mi sparino dritto in testa.
Così il giovane soldato
potrà dire al suo superiore di aver combattuto sul serio.
Ogni sconfitta l’ho incorniciata
e appesa al muro.
Le vittorie mi annoiano.
Scriverò, piuttosto, di quel disgraziato
che chiede l’elemosina
nel sottopassaggio pedonale della metro,
per potersi consolare con una bottiglia di brandy.
O di quell’uomo col cuore spezzato
da quella donna di cui non è innamorato,
o del tizio che se ne sta seduto al tavolo
a bere vino
senza dire una parola,
dell’impiegato che ha perso lavoro e famiglia
per una mano sbagliata a poker,
dei parassiti, degli abietti, dei reietti.
Di tutti coloro che, toccando il fondo,
hanno imparato cosa significhi vivere.
Sgomitare per cosa?
Io non la voglio la poltrona in prima fila,
non la voglio la tua benedizione, né la tua promozione.
A me piace stare negli ultimi posti,
in sordina,
io voglio godermela da quaggiù.

(La mia trincea)



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