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Hina è una donna pakistana che vive in Italia con la famiglia e il fratellino Abdullah. Il suo viso è sempre nascosto da un chador sgargiante a celare i tratti del viso, la morbidezza delle labbra e la lucentezza dei capelli corvini. Soltanto gli occhi testimoniano la sensualità di una donna riservata e schiva per cultura, ma dalla natura sensibile e appassionata. È la storia di un’attrazione fortissima, destinata però a non consumarsi mai, di un padre di famiglia ammaliato dal fascino di una bellezza straniera, inavvicinabile e, di conseguenza, irresistibile.
Roberto Bianchi scrive un racconto - forte e allo stesso tempo delicato - a celebrare il mistero della seduzione quando è forza impulsiva, pensiero costante, desiderio espresso nei silenzi e simboleggiato da un viso che – accecante come il sole – rende difficoltoso uscire dal labirinto in cui il cuore ci ha intrappolati.
Un manifesto universale sulla forza dirompente della bellezza.
«Oltre il cancelletto arrugginito c’è un corridoio di accesso. Lungo le pareti alcuni stendibiancheria carichi di indumenti per ogni età. Un campanello applicato alla bell’e meglio. Aspettiamo dopo aver suonato. Lei compare come un’istantanea. Soltanto la metà superiore del suo corpo esce dalla porta di vetro opacizzato e metallo come quella delle officine, ma è a capo scoperto e rientra immediatamente, consapevole di essere stata avventata. Però ho intravisto il suo viso finalmente liberato, sorretto da un’architettura più compiuta, ho misurato la sua bellezza equilibrata, e il sorriso, e la massa di capelli corvini, ondulati e rilucenti. Uno strano stupore mi ha aggredito nello spazio di un saluto scagliato oltre la soglia. Chissà chi stava aspettando. Riappare subito con il velo avvolto malamente attorno al viso, è un proforma per salvare le apparenze. Ha fatto in fretta per non offendermi. Ed è imbarazzata. Ma lo sono anch’io. Per staccarle gli occhi di dosso mi guardo intorno. Lei guarda me, sorridente».
Elle.it
Scrittura Informa
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