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Il cinema, questo immenso serbatoio di sensazioni visive ed emotive, pozzo senza fondo di ispirazione creativa, ha guidato gli autori di CONCEPTS – CINEMA ad intraprendere percorsi di creazione letteraria basati sulle pellicole che, più di altre, abbiano lasciato in loro una scia di sensi e significati indelebili.
Così, soltanto per citare alcuni esempi, dall’immaginario onirico di Cronenberg nascono racconti tinti di surreale, dalla rabbia di Old Boy, l’inquietante storia di una vendetta, mentre le rarefatte atmosfere di Antonioni suscitano un’intensa riflessione esistenziale.
Inchiostro nero e frames cinematografici si incontrano e si fondono in CONCEPTS – Cinema, proiettando sulla carta, pagina dopo pagina, un nuovo film, i cui registi sono gli scrittori e il cui plot è l’insieme delle storie emerse dalle multimorfiche esperienze di ispirazione.
Narrativa e poesia liberamente ispirate da:
Blade Runner di Ridley Scott, eXistenZ di David Cronenberg, L’Isola di Kim Ki Duk, Una storia vera di David Lynch, Fuga da New York di John Carpenter, L’Atalante di Jean Vigo, Lost in translation di Sofia Coppola, Apocalypse Now di Francio Ford Coppola, Old boy di Park Chan Wook, Pulp Fiction di Quentin Tarantino, Denti di Gabriele Salvatores, Helas Pour Moi di Jean-Luc Godard, Volver di Pedro Almodovar, La bestia nel cuore di Cristina Comencini, A.I. – Intelligenza artificiale di Steven Spielberg, Giovanna D’Arco di Luc Besson, Amadeus di Milos Forman, Zelig Woody Allen, Casablanca di Michael Curtiz, Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni.
«Il pesce pagliaccio mi guarda attonito dall’altra parte del vetro, io ho gli occhi alla sua altezza e muovo la testa seguendo i suoi movimenti come un anemone. A fare tappeto sonoro c’è la voce serpente di David Sylvian con The banality of Evil e le note scendono in perfetto sincrono con le bollicine espirate dall’anforetta sul fondo dell’acquario.
Ogni dentista che si rispetti ha il suo acquario di acqua salata, con i pesci più rari e più costosi che forzatamente albergano questo metro cubo di barriera corallina urbana.
Dal microfono una voce nasale: “Merendi, è il suo turno».
Guardo in alto verso la piccola cassa appesa in un angolo e mi aspetto di vedere comparire il faccino tondo dell’assistente. Invece nulla, dalla porta della sala d’aspetto solo gli occhi di non so quale avo che mi fissano oltre la soglia, appesi al muro di fronte».
Tratto da Il dentista sinfonico di Luca Merendi, ispirato da Denti di Gabriele Salvatores
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