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Paolo Battista, ARPANet

ACROBAT PDF
APN 88-7426-901-8
pp. 8, 163 Kb
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Il drammatico realismo di questo racconto smuove nell’intimo la coscienza umana.
Da un accenno al presente si passa istantaneamente all’ottobre del 1977, con un salto temporale e geografico insieme. L’Argentina diventa il centro di una narrazione travolgente, semplice ma nel contempo ricca di riferimenti e impressioni lucide e toccanti. Uno stile concreto, che ben si adatta al momento rievocato: la realtà del “pallone” trova qui un imprevedibile riferimento alla realtà politica.
La violenza che scaturisce da entrambe le parti lascia un profondo segno del colore del sangue, per concludersi con l’ennesima sfida, pericolosa e destinata a soccombere.
La riflessione che ne deriva rende il racconto estremamente attuale: la denuncia è ambientata in un’epoca e in un luogo ormai lontani, simboli esemplari di ogni epoca e di ogni luogo.
La sofferenza fisica, macchiata dal sangue, impregna la memoria dell’Autore, rinnovandosi in un indelebile dolore mentale.

Un coraggioso racconto che è denuncia dei soprusi della dittatura e della negazione degli umani diritti.


ESTRATTO

<<Era l’ottobre del 1977, la prima volta che presi l’aereo. Era anche la prima volta che avevo diciassette anni, porca miseria, i capelli lunghi, una discreta paura e una strabiliante bravura nelle uscite. L’anno prima, nel campionato primavera, ero stato indicato da una commissione di tecnici come il numero 1 più promettente del torneo. I ragazzi della squadra mi chiamavano Kamikaze, come Ghezzi, che era stato l’idolo di papà.
Molti finiscono in porta perché costretti dalla sorte o dagli amici del quartiere, che li ritengono troppo scarsi per giocare in altri ruoli.
Io no.>>



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